Ieri mattina siamo intervenuti al convegno “L’economia della longevità: l’impatto sulla società alla luce dei mutamenti avvenuti e progressivamente in atto”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
Quando si affronta il tema dell’invecchiamento della popolazione, il dibattito si concentra spesso sugli aspetti economico-sanitari e sui costi assistenziali. Nel corso del suo intervento, Unicoop ha voluto proporre un deciso cambio di paradigma: considerare la longevità non come un insieme di bisogni individuali da gestire, ma come una straordinaria opportunità di innovazione sociale e rigenerazione comunitaria.
Far parlare la realtà: l’esperienza del Centro ABI
I dati demografici presentati dai relatori confermano come la società stia progressivamente separando le generazioni. Per mostrare come superare questi limiti, Unicoop ha portato in aula l’esperienza concreta del Centro Intergenerazionale ABI – Anziani e Bambini Insieme, una realtà attiva a Piacenza dal 2009.
Attraverso la proiezione di filmati tratti dalla vita quotidiana del Centro, sono stati mostrati i momenti cardine in cui anziani e bambini condividono tempi e spazi:
- Il gioco e la vitalità: anziani novantenni che riscoprono agilità e divertimento nello scambio del pallone con i bambini.
- La lettura condivisa: un momento intimo e spontaneo in cui i bambini scelgono i libri dal nido e si accomodano accanto agli anziani, ascoltando le storie lette e raccontate da mani segnate dal tempo.
- La quotidianità del pranzo: conversazioni attorno alla tavola dove l’anziano ritrova un ruolo attivo di cura, guida e attenzione verso i più piccoli.
I momenti mostrati testimoniano come la relazione intergenerazionale permetta all’anziano fragile – anche in presenza di compromissioni cognitive – di riscoprirsi utile, stimolato ed emittente di cura e sicurezza, abbattendo lo stereotipo della sola vulnerabilità.
Rigore gestionale e risposta ai bisogni del territorio
L’intervento ha sottolineato anche i pilastri metodologici su cui si regge il modello ABI:
- L’organizzazione delle routine in piccoli gruppi per favorire relazioni intime e consolidate.
- L’impiego di materiali naturali e di recupero, pensati per stimolare la creatività senza infantilizzare l’anziano.
- La scelta strategica della gestione diretta dei servizi (dalla cucina interna all’assistenza educativa e sanitaria), garanzia imprescindibile per mantenere elevati standard qualitativi.
Come emerso anche dalla ricerca promosse da Fondazione Agnelli e Università Roma Tre sul Centro ABI, la frequenza quotidiana della diversità educa i bambini all’empatia e dona agli operatori una forte motivazione professionale.
Ringraziamo l’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’invito e per aver offerto una preziosa occasione di confronto su come ripensare i luoghi di cura e di crescita della nostra comunità.






